Punti di vista

Nina Wägli, madre di tre ragazzi di 7, 5 e 4 anni, attrice e animatrice socio-culturale diplomata, nonché «dottoressa Sogni» per la Fondazione Theodora

«Tutti i giorni, con i bambini, vivo situazioni che mi portano a confrontarmi con i miei limiti. Non succede solo a casa, dove a volte i nostri tre figli si scatenano come cuccioli di cane sovraeccitati senza mai stancarsi, ma anche nel mio lavoro. Come dottoressa Sogni ho il compito gratificante di offrire ai bambini degenti in ospedale e alle loro famiglie alcuni momenti colorati, magici e a volte anche folli che spezzano la quotidianità strutturata di questi luoghi di cura. Questo lavoro e l’essere madre mi danno molte soddisfazioni e gioie, ma richiedono anche molta forza ed energia. La mia strategia di sopravvivenza si chiama umorismo, sia in ambito professionale che privato. Ciò in cui noi genitori investiamo rappresenta la base di un’infanzia sana. Nei momenti di difficoltà può essere utile immaginarsi sulle montagne russe, quindi di doversi allacciare le cinture di sicurezza e appoggiare al sedile, perché si parte, che lo si voglia o meno! Questo approccio aiuta anche i bambini: affrontiamo insieme la situazione, succeda quel che succeda. E presto o tardi riusciremo a riderci sopra.»

Nina Wägli, madre di tre ragazzi di 7, 5 e 4 anni, attrice e animatrice socio-culturale diplomata, nonché «dottoressa Sogni» per la Fondazione Theodora

Claudia Bischofberger, madre di tre figlie e docente certificata per i corsi Genitori forti – bambini forti (Starke Eltern – Starke Kinder®)

«Accompagnare i bambini nella loro crescita dà molta gioia, ma è anche una delle più grandi sfide che la vita ci presenta. Lo so per esperienza personale poiché madre di tre figlie. Nei corsi per genitori «Starke Eltern - Starke Kinder®» (Genitori forti - bambini forti), di cui sono responsabile regionale, i genitori scoprono come possono reagire in situazioni di crisi, come instaurare un rapporto positivo e come affrontare in modo più sereno e con più gioia la vita quotidiana. I genitori che frequentano questi corsi apprezzano molto quando racconto loro alcuni aneddoti personali e si sentono sollevati dal fatto che tutti i genitori si pongono domande simili alle loro. In cambio, io stessa traggo regolarmente degli insegnamenti dai partecipanti ai corsi, che mi risultano utili per la mia vita quotidiana. Purtroppo, l’idea che una sculacciata o uno schiaffo non abbiano mai fatto male a un bambino è ancora molto diffusa nella società e nella mente di parecchie persone. Per me, quindi, il lavoro nei corsi è molto importante e spero di riuscire a spiegare ai genitori come comportarsi nelle situazioni difficili, perché c’è sempre un’alternativa alla violenza.»

Claudia Bischofberger, madre di tre figlie e docente certificata per i corsi Genitori forti – bambini forti (Starke Eltern – Starke Kinder®)

Fabian Grolimund, psicologo, autore, responsabile della Akademie für Lerncoaching di Zurigo e padre di due bambini

«Ogni volta che sento affermazioni del tipo ‹uno schiaffo non ha mai fatto male a nessuno› sono stupito e scioccato, perché uno schiaffo fa male. Il compito più importante di noi genitori è offrire ai nostri figli un rapporto sicuro. Niente prepara al meglio un bambino al suo futuro di genitori in grado di trasmettergli i seguenti messaggi: ‹Ti vedo, ci sono per te, ti accetto così come sei, mi piace passare del tempo con te, sei il benvenuto nella mia vita.› La violenza fisica e psicologica distrugge questo legame. I bambini che hanno paura dei loro genitori sono costantemente all’erta. Se vogliamo che i nostri figli diventino adulti che si sentono liberi e sani, dobbiamo trovare il modo di affrontare la quotidianità educativa senza ricorrere alla violenza, alle imposizioni e al volere del più forte.»

Fabian Grolimund, psicologo, autore, responsabile della Akademie für Lerncoaching di Zurigo e padre di due bambini

Lisa Werthmüller, consulente psicologica dipl. e coach genitori-bambino, madre di una figlia adulta

«Quando parliamo di educazione non violenta non dobbiamo pensare esclusivamente alla violenza fisica. Anche la violenza psicologica, con i suoi meccanismi, viene infatti ancora utilizzata, spesso inconsciamente, nell’educazione tradizionale. Pertanto mi preme rendere attenti i genitori sui metodi distruttivi, a volte influenzati anche dai media e dalla pressione sociale. Se durante la loro infanzia, i genitori hanno avuto persone di riferimento che ricorrevano alla violenza psicologica e fisica, credendola una misura educativa efficace, con i propri figli faticano a trovare metodi alternativi per affrontare le situazioni di conflitto e si sentono pertanto impotenti. Le esperienze dolorose e i sentimenti provati in passato possono tradursi in atti di violenza non intenzionali sui loro figli scatenati dal comportamento dei bambini. Molte situazioni conflittuali e stressanti della quotidianità educativa possono essere evitate se prendiamo coscienza del nostro passato. Se riusciamo a capire quello che abbiamo vissuto e a imparare una ‹nuova› strategia per tenere a bada le nostre emozioni, possiamo rompere il circolo vizioso che altrimenti continuerebbe a tramandarsi di generazione in generazione.»

Lisa Werthmüller, consulente psicologica dipl. e coach genitori-bambino, madre di una figlia adulta

Viola Amherd, Consigliera federale, già membro del Consiglio di fondazione di Protezione dell’infanzia Svizzera

«I bambini sono curiosi. Vogliono capire il mondo e partecipare alla vita. Attraverso la violenza fisica e psicologica i bambini si fanno una concezione brutta del mondo. La violenza impedisce loro di essere parte integrante della società. Per questo motivo non possiamo mai smettere di parlare di violenza in ambito educativo, in famiglia e nella società nel suo complesso. I bambini non possono difendersi da soli, hanno bisogno di protezione e di sostegno. Sempre, senza se o ma. Dopo tutto, i bambini sono la base della società di domani.»

Viola Amherd, Consigliera federale, già membro del Consiglio di fondazione di Protezione dell’infanzia Svizzera

Flavia Wasserfallen, consigliera nazionale, presidente dell’Associazione svizzera per la consulenza genitori bambini (ASCGB), madre di tre bambini

«Si fa presto a dire parole sagge e noi tutti siamo madri e padri forti. Nella quotidianità educativa, però, a tutti capita di sentirsi tutt’altro che saggi e forti e di confrontarsi con i propri limiti. Riconoscere questi limiti è tuttavia un segno di saggezza e di forza, e sapere di non essere gli unici in questa situazione infonde coraggio. È proprio a questo che serve la campagna di sensibilizzazione di Protezione dell’infanzia Svizzera: parlare apertamente dell’argomento e far capire che c’è sempre un’alternativa alla violenza. Come presidente dell’Associazione svizzera per la consulenza genitori bambini faccio il possibile affinché i genitori si sentano sostenuti in maniera efficace e adeguata in ambito educativo. Tuttavia, anche la politica è chiamata a promuovere l’educazione non violenta. Le parole sagge non bastano: oltre alle offerte di sostegno per i genitori, ci vogliono anche risposte politiche. Lo dobbiamo ai bambini.»

Flavia Wasserfallen, consigliera nazionale, presidente dell’Associazione svizzera per la consulenza genitori bambini (ASCGB), madre di tre bambini

Patrizia Luger, formatrice di adulti APF, educatrice della prima infanzia, madre di tre figli, animatrice certificata dei corsi Genitori forti – bambini forti®

«Nella loro quotidianità educativa i genitori sono confrontati con varie sfide, che a volte non riescono a gestire. Così a volte superano determinati limiti, poi si pentono e stanno male. La violenza distrugge sempre qualcosa nel rapporto genitori-figli e lascia il segno. Parliamo di violenza. Ricorrere alla violenza non è una soluzione, è piuttosto un segno di incapacità a gestire determinate situazioni. Parliamone apertamente e troviamo il coraggio di scambiarci le nostre esperienze. Nei confronti dei genitori non servono parole di biasimo. I genitori hanno bisogno di metodi concreti e non violenti per interagire con i propri figli. I genitori dovrebbero capire come gestire le loro emozioni. Dovrebbero trovare il modo di sfogare la rabbia e l’aggressività, senza buttarla addosso ai loro figli. I genitori dovrebbero farsi aiutare quanto prima per far propri comportamenti alternativi non violenti e utilizzarli poi nell’ambito del loro compito educativo. Nel mio ruolo di animatrice dei corsi per genitori Genitori forti – bambini forti® affronto questi e altri temi nei workshop e nei corsi stessi. Ogni volta anch’io traggo degli insegnamenti che mi aiutano a gestire il rapporto con i miei figli.»

Patrizia Luger, formatrice di adulti APF, educatrice della prima infanzia, madre di tre figli, animatrice certificata dei corsi Genitori forti – bambini forti®

Moana Werschler, blogger di www.missbroccoli.com, blog per mamme sull’alimentazione per bambini, esperta di verdure e diplomata in scienze della comunicazione, madre di due bambini di 5 mesi e di 3 anni e mezzo

«Tutti i giorni, grazie ai nostri figli, capiamo che possiamo migliorarci, cosa però non sempre facile. In questo periodo con il mio primogenito mi capita di tanto in tanto di confrontarmi con i miei limiti, come reagire si rivela spesso un esercizio difficile. Quello che mi aiuta è sapere perché c’è bisogno della fase dell’autonomia. A volte faccio un bel respiro profondo ed esco dalla stanza, e questa de-escalation serve a entrambi. Altre volte invece rido, e anche questo ci aiuta. D’altro canto, lui è un po’ come il mio specchio e mi mostra le responsabilità che abbiamo come genitori affinché i nostri figli diventino persone sane e forti. Proprio come una verdura nell’orto: a volte soffia il vento e piove, tuttavia la pianta ha bisogno del vento e dell’acqua per crescere bene quando splende il sole.»

Moana Werschler, blogger di www.missbroccoli.com, blog per mamme sull’alimentazione per bambini, esperta di verdure e diplomata in scienze della comunicazione, madre di due bambini di 5 mesi e di 3 anni e mezzo

Dott. Niahm Oeri, Post Doc presso il Dipartimento di psicologia dello sviluppo dell’Università di Berna

«La violenza pregiudica lo sviluppo del bambino a vari livelli. La ricerca ha dimostrato che le esperienze di violenza subite in tenera età possono ripercuotersi sullo sviluppo del cervello. I cambiamenti neuronali nel cervello di un bambino possono a loro volta incidere negativamente sul suo sviluppo emotivo e sociale e sul suo raziocinio. Le conseguenze della violenza subita durante l’infanzia sono gravi e profonde, pertanto è fondamentale evitare le pratiche educative violente. In questo modo si garantisce uno sviluppo sano al bambino e si promuove un futuro non violento.»

Dott. Niahm Oeri, Post Doc presso il Dipartimento di psicologia dello sviluppo dell’Università di Berna

Caroline Märki, fondatrice e responsabile di familylab.ch e consulente familiare secondo il metodo di Jesper Juul

«‹Una volta era più semplice educare i bambini perché obbedivano.› Di tanto in tanto sento questa frase e ammetto di condividerla. Tuttavia, i bambini non obbedivano perché rispettavano di più gli adulti, ma perché avevano paura della violenza fisica e psicologica loro inferta dagli educatori. Se un rapporto è basato sulla paura, sulla vergogna e sul senso di colpa, a risentirne è lo stato psicologico del bambino, che non sarà sano e stabile. Oggigiorno, l’educazione all’interno delle famiglie e delle istituzioni dovrebbe avere come obiettivo il rispetto dell’individualità dei bambini fin dalla più tenera età. Solo in questo modo i bambini possono diventare giovani adulti che godranno di buona salute mentale e psicologica e che avranno acquisito competenze psicosociali. Non è proprio di queste persone che la nostra società ha urgentemente bisogno?»

Caroline Märki, fondatrice e responsabile di familylab.ch e consulente familiare secondo il metodo di Jesper Juul

Géraldine Marchand-Balet, madre di due figli maggiorenni, consigliera nazionale del PPD

«In Svizzera i bambini non vengono protetti sufficientemente. L’ho potuto vedere nel corso della mia attività professionale. Purtroppo quanto ho osservato di persona è confermato anche dall’elevato numero di abusi fisici e psicologici nei confronti dei minori. L’esperienza di altri paesi dimostra che l’elevato numero di casi può essere ridotto con due misure, ossia organizzando campagne di sensibilizzazione e dotandosi di una chiara base legale. Attualmente, nel nostro paese, entrambe le misure vengono portate avanti: da un lato, Protezione dell’infanzia Svizzera con la sua campagna di sensibilizzazione rivolta all’opinione pubblica e, dall’altro, io, che con i miei colleghi di partito e altri parlamentari ho presentato un intervento parlamentare per ancorare nella legge il diritto a un’educazione non violenta. I politici hanno ora la responsabilità di elaborare una base legale chiara. È giunto il momento di dibattere su questo tema.»

Géraldine Marchand-Balet, madre di due figli maggiorenni, consigliera nazionale del PPD

Monika Fellenberg , docente all’Istituto per l’integrazione e la partecipazione presso il Dipartimento Lavoro sociale della Hochschule für Soziale Arbeit FHNW, e membro del Consiglio di fondazione di Protezione dell’infanzia Svizzera

«È più che mai risaputo che la violenza provoca danni ai bambini. C’è SEMPRE un’alternativa alla violenza!»

Monika Fellenberg, docente all’Istituto per l’integrazione e la partecipazione presso il Dipartimento Lavoro sociale della Hochschule für Soziale Arbeit FHNW, e membro del Consiglio di fondazione di Protezione dell’infanzia Svizzera

Ellen Girod, giornalista freelance, madre di due bambine di 2 e 4 anni e fondatrice di Chezmamapoule.com, la rivista web per un mondo a misura di bambini

«In realtà, sarebbe così semplice: non fare a un bambino quello che non vorresti fosse fatto a te. Purtroppo, questo approccio non fa parte del Common Sense. La nostra società è ancora troppo contraddistinta dall’obbedienza cieca (https://chezmamapoule.com/arno-gruen-wider-den-gehorsam/) ed essere genitori è un compito estremamente impegnativo. Ma siamo onesti: personalmente, come madre, mi confronto tutti i giorni con i miei limiti. Ed è proprio per questo motivo che servono sostegno e risorse per i genitori, nonché campagne, voci e idee a favore di una vita familiare non violenta, in cui figli e genitori siano alla pari.»

Ellen Girod, giornalista freelance, madre di due bambine di 2 e 4 anni e fondatrice di Chezmamapoule.com, la rivista web per un mondo a misura di bambini

Nadja Zimmermann, imprenditrice, autrice di libri e blogger, madre di due figlie di 12 e 7 anni

«L’espressione ‹Nella buona e nella cattiva sorte› vale anche per l’educazione dei figli. E sono proprio i momenti difficili quelli che lasciano il segno. Spetta a noi trattare sempre in modo rispettoso i nostri figli, anche se a volte le cose non vanno come vorremmo. Io la vedo così: se sto bene, affronto le situazioni difficili in modo completamente diverso. Se sono più rilassata e calma, vivo la giornata in maniera più tranquilla, il che produce i suoi effetti, tanto che le dinamiche finiscono per essere completamente diverse. Prima di tutto, quindi, dobbiamo partire da noi genitori e fare in modo di essere equilibrati per non farci risucchiare dal vortice degli impegni e delle responsabilità familiari. Fare un respiro profondo non basta; solo chi si prende cura di sé, e conosce il significato di ‹amor proprio›, ha la forza necessaria per esserci sempre per gli altri. ‹If mommy ain’t happy, ain’t nobody happy›, quindi se la mamma non è felice, nessuno lo è. La violenza è sempre segno di impotenza e debolezza. Chi sta bene con se stesso interagisce in modo completamente diverso con gli altri.»

Nadja Zimmermann, imprenditrice, autrice di libri e blogger, madre di due figlie di 12 e 7 anni

Prof. dott. Martin Hafen, docente e specialista in prevenzione presso la Scuola universitaria professionale di Lucerna, dipartimento Lavoro sociale

«Ricorrere alla violenza verbale e fisica è segno di impotenza. Noi adulti dobbiamo gestire diversamente le nostre debolezze perché la violenza pregiudica lo sviluppo dei nostri figli. Ammettere di avere dei punti deboli e di sentirsi sotto pressione, e farsi aiutare, è quindi una premessa importante per uno stile educativo non violento. Ma oltre a ciò è fondamentale che ci siano servizi di aiuto a bassa soglia facilmente accessibili.»

Prof. dott. Martin Hafen, docente e specialista in prevenzione presso la Scuola universitaria professionale di Lucerna, dipartimento Lavoro sociale

Christine Bulliard-Marbach, Consigliera nazionale del PPD, presidente della Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura (CSEC) del Consiglio nazionale, madre di tre bambini

«Vi sono diversi modi per educare un bambino o un figlio. Sono madre di tre bambini e so che con ogni bambino, in ogni fase della vita e in parecchi momenti straordinari dobbiamo dare prova di flessibilità. Ricorrendo alla violenza, questa flessibilità viene bruscamente bloccata, ma con la violenza non si risolvono mai i conflitti. La violenza fa male ai bambini. La società e la politica devono finalmente decidere che protezione concedere ai nostri figli. Secondo me e i miei valori, la miglior protezione possibile.»

Christine Bulliard-Marbach, Consigliera nazionale del PPD, presidente della Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura (CSEC) del Consiglio nazionale, madre di tre bambini

Christian Lüber, padre di tre bambini, autore di musica per bambini e ideatore di Hilfssheriff Tom (l’aiuto sceriffo Tom), la prima band country svizzera per bambini

«Il cabarettista e attore teatrale Karl Valentin diceva: ‹Non c’è bisogno di educare i figli, perché comunque ci imitano.› Proprio secondo questa massima, cerco di essere un buon esempio per i miei figli. Sono convinto che sia tutto quello che posso fare per accompagnarli nella loro vita e per continuare a essere un punto di riferimento per loro. Per farlo, metto a loro disposizione il mio tempo, che è il bene più prezioso che ho e che posso offrire ai miei figli. Nel mio ruolo di padre, la costante del gioco è essere paziente, attento ai bisogni di ognuno dei miei figli e ripetermi spessissimo. In maniera per nulla spettacolare e solo per me, tanto i bambini mi osservano.»

Christian Lüber, padre di tre bambini, autore di musica per bambini e ideatore di Hilfssheriff Tom (l’aiuto sceriffo Tom), la prima band country svizzera per bambini

Rosmarie Quadranti-Stahel, consigliera nazionale del PBD, madre di tre figli adulti

«Ogni bambino ha diritto a un’educazione non violenta e questo diritto deve essere alla base dell’operato di ogni figura educativa, sia in casa che nelle strutture di accoglienza dell’infanzia. Sono presidente di Kibesuisse e l’educazione non violenta mi sta particolarmente a cuore.»

Rosmarie Quadranti-Stahel, consigliera nazionale del PBD, madre di tre figli adulti

Lorenz Pauli, autore di libri per l’infanzia, padre di due adolescenti

«Se ripenso alla mia infanzia, ricordo il calore. La violenza, invece, non c’è mai stata, né verbale, né fisica. Ho così avuto lo spazio necessario per crescere e ora ho la forza per trasmettere a mia volta calore ai miei figli e ai bambini in genere. Le persone vittime di violenza durante la loro infanzia che riescono a non riversare quella violenza sulla generazione successiva dimostrano di essere particolarmente forti, molto più di quanto abbia mai dovuto essere io. Protezione dell’infanzia Svizzera può aiutare a dare l’impulso necessario, la sicurezza necessaria.»

Lorenz Pauli, autore di libri per l’infanzia, padre di due adolescenti

Alexander Meier, monitore G+S di karate

«Insegno karate a bambini con diversi background culturali: un aspetto che apprezzo molto del mio lavoro. Ho l’impressione che non tutti vengano a lezione di loro spontanea volontà; credo che alcuni siano obbligati a farlo per motivi educativi e questo mi motiva ad approcciarmi a loro con molto rispetto. Questo rispetto, però, non deve dipendere dalle loro prestazioni, questi bambini meritano di essere apprezzati e rispettati semplicemente perché ‹esistono› e non perché praticano questa disciplina. I bambini mostrano in maniera molto diretta le loro emozioni e ogni volta che vedo la gioia nei loro occhi mi sento bene. All’inizio e alla fine della lezione saluto tutti i bambini con lo stesso rispetto e durante l’allenamento cerco di interagire con ciascuno di loro. Gli insegnanti hanno una responsabilità particolare: mostrare stima per i loro allievi indipendentemente dal loro rendimento.»

Alexander Meier, monitore G+S di karate

Susanna Valentin, madre di tre figli di 6, 4 e 2 anni, pedagogista curativa clinica e sociale, responsabile dei corsi Starke Eltern, starke Kinder® e giornalista freelance

«Ricorrere alla violenza fisica o psicologica come strumento educativo non favorisce uno sviluppo sano dei bambini. Per diventare membri autonomi della nostra società, i bambini hanno bisogno di essere accompagnati con amore, di poter contare su relazioni solide e seguire buoni esempi. I bambini imparano dai modelli – positivi o negativi – che hanno davanti. Facciamo attenzione.»

Susanna Valentin, madre di tre figli di 6, 4 e 2 anni, pedagogista curativa clinica e sociale, responsabile dei corsi Starke Eltern, starke Kinder® e giornalista freelance

Racha Fajjari, imprenditrice e fondatrice di Mamalicious, la più grande community per le mamme della Svizzera, e madre di un bambino di 8 anni

«Noi genitori abbiamo il compito di preparare i nostri figli ad affrontare la vita e di accompagnarli in questo percorso. Ovviamente abbiamo anche il compito di educarli. Tutti però sappiamo che le cose non vanno sempre come vorremmo. Molti dicono che niente è giusto o sbagliato, ma io non la penso così: la violenza è sempre sbagliata. Gli adulti sono più forti dei bambini e possono esercitare il loro potere su di loro, ma questa dimostrazione di forza è inammissibile. La violenza perpetrata tra le mura domestiche lascia ferite psicologiche e mentali permanenti. Nessuno è perfetto, ma noi genitori non dovremmo mai dimenticare che possiamo imparare molto dai nostri figli. Sta a noi riflettere, essere pazienti (anche con noi stessi) e imparare dai nostri errori. Giorno dopo giorno, passo dopo passo, insieme ai nostri figli. Solo così possiamo essere un modello sano per loro e possiamo crescerli e farne adulti sani, che a loro volta potranno plasmare il nostro futuro.»

Racha Fajjari, imprenditrice e fondatrice di Mamalicious, la più grande community per le mamme della Svizzera, e madre di un bambino di 8 anni

Jolanda Spiess-Hegglin, attivista nei social network e direttrice di #NetzCourage

«I bambini sono particolarmente sensibili. Sin da piccoli, i miei figli si accorgevano se non stavo bene e si preoccupavano per me. Questa fiducia è preziosissima e non ne possiamo abusare. La violenza è la più potente forza distruttiva. Anche se non sono una pedagogista diplomata e sebbene le esperienze che ho vissuto mi abbiano provocato moltissima rabbia, ai miei figli dico sempre che con la violenza non si risolve nulla. La resistenza non violenta è di gran lunga meglio, e questo vale sia per i bambini che per gli adulti.»

Jolanda Spiess-Hegglin, attivista nei social network e direttrice di #NetzCourage

Fiorina Springhetti, ideatrice del sito www.mamalltag.ch, consulente alimentare olistica e futura naturopata, madre di due bambine di 4 e 5 anni

«Che lo si voglia o meno, per i nostri figli noi genitori fungiamo da esempio, è da noi che imparano in modo consapevole e inconsapevole a esprimere le loro emozioni, a reagire e a comportarsi in determinati modi. I bambini ci osservano e ci imitano. Se nelle situazioni un po’ difficili siamo abituati a reagire ricorrendo alla violenza psicologica o fisica, i nostri figli impareranno a comportarsi anche loro in questo modo. Ognuno dovrebbe poter scegliere se, nell’ambito del proprio compito educativo, essere tendenzialmente coerente o permissivo. Ma questo non vale per l’affetto: l’amore e la sicurezza stanno alla base di ogni stile educativo. I genitori devono parlare e lodare amorevolmente i figli e, in modo altrettanto amorevole, riprenderli e fissare dei limiti, in altre parole educarli con amore.»

Fiorina Springhetti, ideatrice del sito www.mamalltag.ch, consulente alimentare olistica e futura naturopata, madre di due bambine di 4 e 5 anni

Slavia Karlen, blogger del sito womentalk.ch, madre di un ragazzo di 12 anni

«In questo mondo frenetico, in cui dai genitori ci si aspetta che riescano a conciliare famiglia e carriera, e nel contempo a soddisfare i propri bisogni come se niente fosse, mi sta particolarmente a cuore affrontare il tema dell’educazione violenta. Spesso i genitori sono sotto pressione e cercano di arrabattarsi come meglio possono e di salvare le apparenze, e non si fanno aiutare. A soffrirne sono i bambini. Vi sono diverse forme di violenza e di trascuratezza. I bambini meritano di crescere in un ambiente che dia loro sicurezza e amore. Solo così diventeranno giovani e adulti responsabili.»

Slavia Karlen, blogger del sito womentalk.ch, madre di un ragazzo di 12 anni

Fleur Jaccard, responsabile del settore Attività sociali presso la fondazione Christoph Merian e persona attiva in favore dei minori

«‹La violenza non aiuta una pianta a crescere, tutt’al più le strappa le radici.›  Parliamo di tutto quello che succede nel segreto delle famiglie e sosteniamo sia i genitori che i bambini. Protezione dell’infanzia Svizzera si dà da fare e lancia un segnale forte!»

Fleur Jaccard, responsabile del settore Attività sociali presso la fondazione Christoph Merian e persona attiva in favore dei minori

Nils Althaus, cabarettista, musicista e attore, padre di due bambini di 4 anni e di un anno e mezzo

«Spesso i bambini ci spingono al limite della sopportazione. È quello che mi succede regolarmente con i miei figli quando hanno le crisi di rabbia alla cassa del supermercato, si rifiutano di fare ordine o sembra facciano apposta a baloccarsi mentre li porto al nido dell’infanzia. Reagire in maniera corretta in queste situazioni è una vera e propria sfida. Nel contempo, però, i nostri figli sono completamente in balia di noi adulti: non possono chiamare un caro amico o ribellarsi, e quando sono vittime di violenza da parte dei genitori non sanno che quello che stanno vivendo non è ammissibile. Per questo motivo i bambini hanno bisogno del nostro sostegno e della nostra attenzione.»

Nils Althausn, cabarettista, musicista e attore, padre di due bambini di 4 anni e di un anno e mezzo

Katja Wiesendanger, direttrice della fondazione Pro Juventute

«A volte dimentichiamo che i bambini non nascono già grandi e che siamo stati tutti bambini. Vedere le cose da un’altra prospettiva fa bene a tutti. Ci aiuta a interagire con i bambini da pari a pari e a capirli meglio. Per me le prove di forza e la violenza sono inaccettabili. Ad ogni modo essere madre è uno dei compiti più impegnativi con cui mi sia mai confrontata. Essere genitori è la cosa più bella al mondo, ma nel contempo la più difficile. Lavorare su se stessi, riflettere, porsi degli obiettivi come famiglia e cercare di realizzarli: un impegno che viene comunque ripagato.»

Olivia Abegglen, blogger del sito fraueleintiger.ch e madre di due bambini di 3 e 1 anno

Testimonianza anonima

«Da bambina prendevo degli schiaffi senza una ragione apparente e mi rendo conto di soffrirne tutt’oggi che ho passato i cinquant’anni. Per questo motivo sostengo la campagna di Protezione dell’infanzia Svizzera per evitare che si minimizzi il fatto che i genitori picchino i figli. Con i miei figli non mi è mai scappata una sberla e sono felice che loro non abbiano dovuto subire il mio stesso trauma. È un contributo piccolo ma importante per un mondo migliore, che dà maggiori possibilità di stare bene psicologicamente in tutte le fasi della vita.»

Testimonianza anonima

Katja Wiesendanger, direttrice della fondazione Pro Juventute

«Ogni forma di violenza rende molto insicuro un bambino e mina la fiducia che ha in se stesso e nel mondo circostante. I bambini che, oltre ad avere persone di riferimento che prendono sul serio i loro bisogni, possono anche esprimere le loro opinioni, quindi se necessario dire di no, sviluppano una personalità che permette loro di affrontare la vita con maggiore autodeterminazione. Dando sin dall’inizio il diritto ai propri figli di partecipare alle decisioni che li riguardano, i genitori contribuiscono in maniera determinante a proteggerli dalla violenza. Tuttavia può succedere che i genitori arrivino ai loro limiti. Per questo motivo la Consulenza per genitori di Pro Juventute è a loro disposizione 24 ore su 24, 365 giorni all’anno (telefonicamente allo 058 261 61 61 o online al seguente indirizzo consulenza-per-genitori.projuventute.ch).»

Katja Wiesendanger, direttrice della fondazione Pro Juventute

Christian Glauser, capo di un Servizio dell’energia cantonale e padre di un bambino di un anno

«La fiducia è come un foglio: una volta piegato, i segni resteranno sempre visibili. Ricorrendo alla violenza con i bambini, gli adulti minano gravemente il senso di sicurezza dei piccoli. Per un bambino perdere fiducia negli adulti è molto pericoloso. Sono un papà giovane e ciò che più mi preme è poter dare a mio figlio sicurezza e senso di protezione. Il senso di fiducia che gli posso dare è anche la più grande dimostrazione del mio amore.»

Christian Glauser, capo di un Servizio dell’energia cantonale e padre di un bambino di un anno

Marie-Eve Marville, Performance Manager e madre di un bambino di 7 anni

«Per me è importante poter contare su una struttura e su determinate regole, sono contraria al “lasciar correre”. Secondo me bisogna remare tutti nella stessa direzione e fare un lavoro di gruppo, indipendentemente che i genitori vivano insieme o siano separati. Solo così è possibile dare ai bambini la stabilità necessaria e orari ben definiti che scandiscono la loro giornata, in modo che provino un senso di sicurezza. Oltre a ciò, una buona educazione non può prescindere dal rispetto e dalle buone maniere: nella nostra famiglia, per esempio, ci si saluta sempre e ci si augura buona notte. Conciliare famiglia, lavoro e studi non è facile e presuppone che tutti i membri della famiglia facciano la loro parte. Ma questo è possibile solo con una struttura, un’organizzazione e il rispetto delle buone maniere.»

Marie-Eve Marville, Performance Manager e madre di un bambino di 7 anni

Paola Riva Gapany, madre di due adolescenti di 12 e 13 anni e mezzo, direttrice dell’Institut international des Droits de l’Enfant di Sion e membro della Fondazione Protezione dell’infanzia Svizzera

La violenza nei confronti dei minori ci riguarda tutti! Ho due figli adolescenti e so quanto i genitori abbiano bisogno di sostegno per educare i propri figli senza ricorrere alla violenza, quindi rispettando la dignità di tutti, quella dei figli e la loro. A nessuno piace la violenza. In una società evoluta, che riconosce i diritti dell’infanzia, non c’è spazio per la violenza. Abbiamo bisogno di modelli positivi di genitorialità e di soluzioni molto concrete, come quelle proposte dalla campagna di Protezione dell’infanzia Svizzera.

Paola Riva Gapany, madre di due adolescenti di 12 e 13 anni e mezzo, direttrice dell’Institut international des Droits de l’Enfant di Sion e membro della Fondazione Protezione dell’infanzia Svizzera

Prof. dr. Dominik Schöbi, università  di Friborgo, psicologo e padre di tre figli tra i 6 e i 13 anni

In quasi tutti gli ambiti della vita la sicurezza emotiva è importante per avere successo. Una delle chiavi più importanti per conquistarla è avere rapporti improntati alla fiducia in famiglia. Questi rapporti non si instaurano né con la violenza fisica né con quella psicologica, perché non insegnano nulla di buono ai nostri figli!

Prof. dr. Dominik Schöbi, università di Friborgo, psicologo e padre di tre figli tra i 6 e i 13 anni

Patrick Linner, grafic designer

«Siamo responsabili delle nostre reazioni» Siamo tutti il frutto dell’educazione dei nostri genitori. Anche loro hanno fatto del loro meglio. Ora siamo noi – consapevolmente o inconsapevolmente – ad avere questa responsabilità, e possiamo scegliere liberamente che valori trasmettere ai nostri figli. Mettendo in discussione il nostro comportamento, possiamo crescere ulteriormente e iniziare un lavoro meraviglioso, quello sulle relazioni che abbiamo con i nostri figli, la nostra partner e noi stessi. Ne vale davvero la pena! Abbiamo sempre la possibilità di optare per una soluzione pacifica e possiamo cambiare solo noi stessi. Alcune situazioni si creano indipendentemente da noi, le interpretiamo e siamo responsabili delle nostre reazioni.

Patrick Linner, grafic designer

Yvonne Feri, Consigliera nazionale e Presidente del Consiglio di fondazione di Protezione dell’infanzia Svizzera

«Come madre sola e attiva professionalmente, che ha cresciuto due figlie ormai adulte, il tema dell’educazione mi sta particolarmente a cuore. Anche a me è capitato spesso di confrontarmi con i miei limiti e conosco fin troppo bene le sfide che i genitori devono affrontare giorno dopo giorno. Nei momenti di difficoltà mi ha aiutata fare movimento: uscivo all’aria aperta da sola o con le mie figlie e generalmente le mie frustrazioni svanivano molto in fretta. Il movimento riduce lo stress e cambiare aria aiuta a ritrovare la calma.»

Yvonne Feri, consigliera nazionale e presidente del Consiglio di fondazione di Protezione dell’infanzia Svizzera

Dr. med. Markus Wopmann primario della clinica pediatrica dell’Ospedale cantonale di Baden

«Il mio sogno è che sempre più persone capiscano che la violenza è uno strumento educativo assolutamente inadeguato, perché i bambini hanno innanzi tutto bisogno di cure, di relazioni stabili e affidabili, e di modelli positivi.»

Dr. med. Markus Wopmann, Primario della clinica pediatrica dell’ospedale cantonale di Baden