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Punti di vista

Quando ero alla testa dell’Associazione tedesca per la protezione dell’infanzia una delle priorità del mio lavoro è stata l’elaborazione di progetti nell’ambito delle competenze educative dei genitori e della prevenzione della violenza. Ho avuto un ruolo importante nell’ideazione del corso Genitori forti - bambini forti®. Vent’anni fa, conformemente agli obiettivi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, nell’art. 1631 cpv. 2 del Codice civile tedesco è stato inserito il diritto dei minori a un’educazione non violenta. Stando a questo articolo, le punizioni corporali, le ferite psicologiche e qualsiasi altra misura umiliante non sono ammissibili. Per rendere attenta l’opinione pubblica su questo nuovo articolo di legge, è stata organizzata una campagna informativa a livello nazionale. Il corso Genitori forti - bambini forti® è stato accolto come programma di accompagnamento per i genitori e si è diffuso molto rapidamente in tutto il paese e oltre i confini nazionali. Come emerge da diversi studi di valutazione, da allora numerose famiglie hanno beneficiato dell’approccio educativo in cui i genitori guidano in modo amorevole i figli attraverso le tappe del loro sviluppo. Abbiamo raggiunto buoni risultati e rispetto al biennio 2006/2007 il numero di punizioni corporali è diminuito. Tuttavia, circa la metà dei genitori ricorre ancora a questo genere di punizioni. La maggior parte di loro, però, non lo fa più per convinzione, ma perché è sotto pressione! È stato interessante osservare (e lo è tuttora) come i cambiamenti dei valori, e recentemente anche la pandemia di coronavirus, abbiano comportato dei miglioramenti, ma purtroppo spesso anche dei peggioramenti. Proprio nel settore della violenza sui minori, della povertà infantile e delle pari opportunità formative, non riesco ad accettare l’attuale “situazione di stallo” e il peggioramento delle condizioni dei minori. Ciononostante sono intimamente convinta che la consapevolezza di proteggere l’infanzia e i diritti dei bambini miglioreranno in tutta Europa grazie anche al lavoro di organizzazioni come Protezione dell’infanzia Svizzera e l’Associazione tedesca per la protezione dell’infanzia.
Paula Honkanen-Schoberth
autrice, madre di una figlia adulta e nonna di due dolcissimi nipotini
Sono una studentessa di 26 anni e da anni insegno a nuotare ai bambini dai 5 ai 14 anni. Spesso mi trovo confrontata con i loro problemi e le loro famiglie, essendo anche vicepresidente di una società natatoria. Non ho figli ma, osservando le dinamiche a bordo vasca, ho potuto sperimentare coi miei stessi occhi come la violenza verbale non porta a nulla. Anzi, si ottiene l’effetto contrario: il bambino si chiuderà in se stesso e cercherà di mettere i ‹bastoni tra le ruote› alla lezione per ‹vendicarsi›. Il più grande problema nel nostro campo è che i genitori rendono impossibile ai loro figli, essendo troppo premurosi, di crearsi il proprio carattere, fare esperienze con gli altri bambini e anche confrontarsi col proprio maestro. Molti genitori sono sempre pronti a difendere a spada tratta i figli, senza far capire loro - con gentilezza - che a volte sbagliano. Nonostante questo, il nostro ruolo di educatori ci impone di essere il più moderati possibile con i ragazzi e far passar loro con gli insegnamenti a bordo vasca cosa è giusto e cosa no senza usare la violenza, senza che però si sentano intoccabili per la troppa protezione dei genitori! Con collaborazione, impegno e dialogo si può ottenere l’obiettivo di tutti: imparare, relazionarsi e divertirsi!
Giorgia Rigazzi
studentessa e monitrice di nuoto
Da quasi vent’anni lavoro nel settore dei maltrattamenti sui minori. Durante il mio percorso ho iniziato a proporre corsi ai futuri specialisti sulle ripercussioni della violenza sui bambini. Visto che non ne potevo più di parlare solo degli aspetti negativi, ho deciso di concentrarmi piuttosto sulle possibilità che hanno gli adulti di promuovere un’educazione che sia più rispettosa dei bambini. Inizio sempre i miei corsi chiedendo: ‹È lecito sculacciare un bambino?›. A molti studenti questa discussione sembra spesso ‹irrilevante› perché anche loro da bambini sono stati sculacciati e ‹non è poi stata la fine del mondo›. Al termine della discussione, però, molti di loro si rendono conto che la sculacciata insegna innanzi tutto a un bambino che il più forte può imporre la sua volontà agli altri. Forse vi chiederete quale sia il nesso tra una sculacciata e un’aggressione sessuale, che invece è il tipo di maltrattamento di cui mi occupo prevalentemente. Violenza sessuale significa superare i confini di un’altra persona e, in caso di violenza sessuale, è innegabile che l’autore del reato imponga la sua volontà a un’altra persona. Un bambino che cresce in una famiglia che privilegia il dialogo alla violenza fa meno fatica a capire se un’altra persona tenta di imporgli la sua volontà. Oso quindi sperare che in questo modo un giorno si possa interrompere una volta per tutte il circolo vizioso della violenza.
Marco Tuberoso
psicologo, responsabile della prevenzione presso ESPAS, un servizio specializzato nella prevenzione della violenza sessuale nella Svizzera francese e italiana
Come diretta interessata la vedo così: è più facile non sentire più il proprio corpo e quindi reprimere i dolori fisici che quelli dell’anima. Le ferite fisiche possono guarire, gli ematomi scompaiono, ma le parole disprezzanti, la freddezza emotiva e la mancanza di vicinanza affettiva di un genitore marchiano a fuoco l’anima di un bambino. Anche queste sensazioni, però, si possono reprimere. Chi impara da bambino a dissociarsi, ossia a non sentire più i dolori dell’anima, impara anche a reprimere i propri bisogni, a non difendere più i propri diritti e finisce per non amarsi più. Perdere il contatto con noi stessi e rifarci piuttosto a quello che gli altri (la società, la famiglia d’origine) pretendono da noi può causare problemi molto gravi e malattie psichiche. Anche se vengono trattati male dai loro genitori, i bambini non smettono mai di amarli. Tuttavia smettono di amare se stessi.
Anonima
oggi adulta e attiva come nell’ambito dell’assistenza ai giovani come peer
I bambini hanno il diritto di crescere in un ambiente protetto, in condizioni che permettano loro di svilupparsi liberamente. Oltre al mio lavoro di illustratrice, per molti anni ho insegnato disegno e arti plastiche e sono entrata in moltissime classi a raccontare le mie storie. Una delle cose che trovavo e trovo tuttora più insopportabili è la violenza psicologica nei confronti dei bambini, che vengono umiliati o bullizzati. Trovo altrettanto insostenibile il tentativo di sostituire con schemi fissi e limitanti la capacità di pensare in modo libero e creativo, tipica dei bambini. Così facendo non si favorisce il loro sviluppo, anzi si toglie loro la terra sotto i piedi invece di permettere loro di crescere e di svilupparsi senza paure, sicuri di sé in un ambiente amorevole ed empatico. Questo è ciò che dobbiamo fare per con-vivere bene insieme.
Kathrin Schärer
illustratrice di libri per l’infanzia
La mente è un essere potente. Si fissa sulle impressioni, sulle esperienze e sulle parole. Le parole possono essere confortanti o causare ferite profonde, alcune possono tormentarci per giorni o addirittura per anni. Le parole hanno un grande potere, ogni giorno influenzano il nostro modo di pensare e di agire, ciò che percepiamo e ciò che ricordiamo. Tutto ciò vale anche per i bambini. Per questo motivo mi impegno per un uso attento delle parole, soprattutto con i figli. Le camerette sono sottosopra e i figli non fanno che litigare, lamentarsi e piagnucolare: una situazione vissuta da molti genitori, che però a un certo punto, non riuscendo più a controllarsi, alzano la voce e iniziano a inveire o urlare contro i figli. Perdono la pazienza e dicono frasi del tipo: ‹Non penserai di uscire conciata in questo modo?›, ‹Ma non riesci proprio ad appendere le tue cose, devi sempre buttare là tutto?› oppure ‹E adesso non metterti a piangere, dopotutto te la sei cercata›. Inveiscono contro i loro figli e stanno male perché sanno che c’è una bella differenza tra parlare in prima persona (“io”) proponendo delle soluzioni e usare la seconda persona (“tu”) esprimendo giudizi negativi. Nonostante questa consapevolezza i genitori continuano a imprecare e ben presto usano parole umilianti. La violenza verbale ha molte forme e le imprecazioni, le urla e le osservazioni avvilenti sono solo tre di queste forme. Sentire frasi del tipo ‹Ma come si può essere così lenti, così poco attenti, così egoisti o così stupidi›, non è meglio che essere picchiati. La ricerca ha appurato che la violenza verbale ha conseguenze altrettanto negative per lo sviluppo di un bambino delle ferite corporali. Le parole lasciano tracce nella struttura cerebrale. I bambini non meritano mai di essere feriti, qualunque cosa abbiano fatto. Spetta esclusivamente ai genitori (e non ai figli) garantire l’armonia in famiglia, che non si ottiene umiliandoli, imprecando contro di loro o punendoli.
Claudia Landolt Starck
madre di quattro bambini e redattrice di Fritz und Fränzi, la rivista svizzera per i genitori edita dalla Fondazione Elternsein
Mi occupo di medicina degli adulti. Gli adulti sono i bambini di ieri. Sulla base della mia esperienza nell’ambito della medicina del dolore, posso confermare che i pazienti affetti da patologie che provocano forti dolori sono molto spesso stati vittime di violenza durante la loro infanzia. Per molto tempo non si è immaginato che il vissuto di un bambino potesse avere ripercussioni sulla sua salute da adulto. Nel frattempo, sono stati condotti numerosi studi a livello mondiale che hanno dimostrato la correlazione tra le esperienze negative fatte durante l’infanzia e lo stato di salute da adulti. Le cose stanno così: il sistema nervoso e di regolazione dello stress dei bambini è molto sensibile e il corpo non dimentica. Fortunatamente la correlazione vale anche ‹in positivo›: se come famiglie e società riusciamo a garantire ai bambini attenzioni genitoriali continue, amorevoli e affidabili, contribuiamo in buona misura al loro benessere psicofisico da adulti. Ciò significa inoltre che se vogliamo promuovere a lungo termine la salute di una società, è più che logico far sì che i nostri valori vadano verso una politica a favore dei bambini e delle famiglie. I bambini, infatti, sono gli adulti di domani.
PD Dr. med. Niklaus Egloff
Facoltà di medicina, Università di Berna
Sono una studentessa di 26 anni e lavoro da anni a stretto contatto con i bambini e le loro famiglie. Non ho figli, ma attraverso le mie esperienze ho potuto constatare più e più volte come la violenza, sia fisica che verbale, non sia mai una soluzione adeguata alla risoluzione di problemi. Crescere dei bambini e dei ragazzi al giorno d’oggi non è cosa semplice, la società impone le sue condizioni, si aspetta che ogni individuo riesca ad essere autonomo e efficace in ogni ambito, sia sul luogo di lavoro che in famiglia. Adeguarsi e stare al passo è sempre più difficile, soprattutto per i genitori che si sentono pressati dal dover essere perfetti. Nessuno lo è, ognuno ha le sue giornate no e i suoi momenti in cui non ce la fa più : siamo tutti esseri umani, con le forze e le debolezze del caso. Ricorrere alla violenza sembra spesso la via più veloce ed efficace, quando in realtà la cosa più importante (e aimè, più difficile) sarebbe chiedere aiuto e trovare nuovi punti di vista che ci permettano di agire in maniera differente nell’interesse del benessere psicofisico dei propri figli. Durante le mie esperienze professionali, ho potuto constatare che molti genitori hanno solamente paura di essere considerati inadeguati qualora chiedessero aiuto, sono quindi dell’idea che tutti possiamo fare del nostro meglio affinché questa concezione negativa cessi di esistere, mettendoci all’ascolto di chi si trova in difficoltà e aiutando la persona i questione a trovare altre stategie per affrontare il problema.
Giulia Zanga
studentessa di Master in Psicologia ed Educazione, responsabile Colonia integrata Volere Volare ATGABBES
‹Anch’io li provocavo e non sono stato sempre bravo / ho rotto qualcosa / andavo male a scuola e in fondo me lo meritavo.› Sento spesso frasi come questa dagli adulti che da bambini sono stati sgridati, sminuiti o picchiati perché agli occhi dei genitori avevano fatto qualcosa di sbagliato. E ogni volta sono addolorata per loro e provo una fitta al cuore. È innegabile, i figli chiedono molto ai genitori. Chiedono amore, protezione, sicurezza, fiducia, tempo e attenzioni. Chiedono limiti chiari, grazie ai quali potersi orientare. Genitori che siano una controparte da cui imparare e con i quali potersi scontrare di tanto in tanto. Genitori che devono anche essere pronti ad aiutare i figli quando non ce la fanno da soli. Una cosa che però i figli di sicuro non chiedono dai genitori è la violenza!
Stefanie Rietzler
è psicologa, autrice e responsabile, insieme a Fabian Grolimund, dell’Accademia per i problemi di apprendimento. (Foto: Franziska Messner-Rast)
Le parole sono la nostra massima e inesauribile fonte di magia. Joanne K. Rowling, una donna forte, mette queste parole forti in bocca a un uomo forte, Albus Dumbledore. Nell’ultimo Harry Potter la Rowling fa dire a Dumbledore, che si rivolge ad Harry: ‹Le parole sono […] la nostra massima e inesauribile fonte di magia, Harry, in grado sia di infliggere dolore sia di alleviarlo.› Il linguaggio umano è un potente strumento magico. L’essere umano dispone di strumenti innati per produrre e comprendere le parole: il cervello, gli organi percettivi e gli organi di produzione linguistica. I bambini iniziano presto a comprendere e a produrre il linguaggio, ma per farlo hanno bisogno di ricevere stimoli linguistici dal loro ambiente. Maggiore è il numero di parole che il bambino sente, tanto più ampio sarà il suo vocabolario. Più ampio è il suo vocabolario, tanto meglio sarà in grado più avanti di comprendere testi e di apprendere contenuti. Se, per esempio, capisco velocemente il testo di un compito matematico, potrò investire tutte le mie risorse cognitive nella risoluzione del problema senza perdere tempo per comprendere il testo. Un lessico ricco e variato contribuisce pertanto alle competenze di lettura e con ciò alla capacità di apprendere e quindi al successo scolastico. Le parole aiutano i bambini a descrivere le proprie emozioni in modo differenziato e pertanto a regolarle. Il controllo e la regolazione delle emozioni rivestono un’importanza inestimabile nello sviluppo infantile. I bambini con una buona regolazione delle emozioni mostrano spesso una maggiore comprensione per i sentimenti degli altri, minore aggressività, un miglior comportamento sociale e maggiore fiducia in se stessi. Un bambino che dispone di molte parole e sa come utilizzarle può affrontare i conflitti con le argomentazioni invece che con i pugni. Può far sentire la propria voce attraverso il dialogo. I bambini hanno bisogno di molte parole, di una buona capacità comunicativa, per poter usare parole forti e sviluppare una forte personalità. Se i genitori iniziano da subito a parlare molto e in modo variato con i propri figli e ad ascoltarli, daranno un grande contributo al loro sviluppo linguistico.
Moritz Daum
padre di tre bambini, professore di psicologia dello sviluppo all’Istituto di psicologia dell’Università di Zurigo
Sono padre di tre bambini di età compresa tra i 2 anni e mezzo e gli 8 anni. Come ogni coppia di genitori, anche noi ci siamo ripromessi di offrire ai nostri figli un ambiente in cui crescere sicuri e protetti. Per noi la violenza, sia fisica che verbale, è inaccettabile! Per garantire sostegno, sicurezza e orientamento ai bambini servono regole e limiti. Nella vita familiare frenetica, però, molte volte mi rendo conto che la mia pazienza e la mia comprensione non sono illimitate, e che spesso non riesco più a gestire la situazione. A seconda dell’umore della giornata, posso infuriarmi se gli accordi presi non vengono rispettati o i limiti vengono oltrepassati o essere irascibile se ho i nervi a fior di pelle. In queste occasioni mi viene in mente mia madre. Quando io e i miei fratelli e le mie sorelle la facevamo impazzire, lei usciva e andava in una delle fattorie vicine, si muoveva, faceva dei respiri profondi e quando rientrava a casa era molto più calma. Se non avesse avuto questa possibilità, sarebbe sicuramente esplosa. A me, oggi, capita la stessa cosa. Quando ci sono momenti o addirittura intere fasi difficili, in un momento propizio cerchiamo di parlare ai bambini e di spiegare loro che cosa proviamo, perché siamo delusi o arrabbiati. In quei momenti, però, stiamo attenti a non condannarli e ci limitiamo a criticare il comportamento del bambino, ma non il bambino stesso. Sembra tutto così plausibile, in realtà è un continuo esercitarsi a essere pazienti, a prendersi il tempo necessario e a mantenere la calma. Sono un essere umano e ogni tanto faccio degli errori o perdo la pazienza. In casa nostra litighiamo, e a volte per bene. I nostri figli hanno imparato presto che queste energie negative si liberano... ovunque nella vita. Ma ogni volta vedono che poi facciamo pace e ci riconciliamo e dovremmo cogliere l’occasione per scusarci con il partner o i figli. Sono infatti sicuro che in questo modo il bambino capisce che lo amo sopra ogni cosa.
Manu Burkart
padre di 3 bambini e comico del Cabaret Divertimento
Sono una raccontastorie. Incontro bambini, ragazzi e adulti in tutte le scuole del Canton Ticino, dagli asili nido alle case per anziani. Faccio questo lavoro da trentasei anni. Ho una libreria – una specie di farmacia letteraria – a Viganello. Faccio star bene le persone con le storie e con i libri, senza farlo apposta: succede e basta. Quando entro in una classe racconto, ascolto, rido, mi commuovo e canto con la chitarra. Quando esco mi sembra di avere in tasca un sacchettino di perle che prima non avevo. I bambini, se li sai ascoltare, ti regalano perle. Con i bambini bisogna essere gentili. Bisogna lavorare per loro. Se i bambini sentono che tu hai preparato una cosa apposta per loro – una storia, un gioco, una filastrocca – ti rispettano e ti amano. Io ho la fortuna di avere una voce calda e bassa e non la alzo mai. Gridare non serve a niente. Se gridi hai perso. Ripeto: con i bambini bisogna essere gentili. Però bisogna anche insegnare ai bambini ad essere gentili con gli altri: ‹Ad ogni diritto risponde un dovere›. La frase che più mi è servita nella vita è questa: ‹La guerra si combatte con la pace›. Leggete con i vostri bambini il libro di Paola Morniroli ‹Ranocchio scarabocchio› e capirete. Dopo la lettura di questo libro (nell'ambito della prevenzione del bullismo) i bambini dicono cose meravigliose. Provare per credere.
Valeria Nidola
maestra, raccontastorie e libraia
Ogni cultura è convinta di onorare i bambini e di impegnarsi per il loro benessere. Purtroppo l’apparenza inganna e le belle parole non bastano. Quello che conta è come si sentono veramente i minori e a tale scopo è importante guardare quello che succede. Tuttora, nel nostro paese, vi sono metodi preoccupanti che coinvolgono i minori. A scuola, per esempio, sono previsti degli incontri di valutazione in cui diversi adulti assillano un allievo criticandone il comportamento e la personalità. Un’esperienza a dir poco orribile per i minori. Gli adulti si comporterebbero in questo modo solo per il bene dell’allievo, rifacendosi a norme comportamentali irraggiungibili. I minori vengono puniti perché dicono la loro, reagiscono emotivamente o sono irrequieti. Ancora più preoccupante è il fatto che molti bambini subiscono violenze e abusi, a casa o da parte degli amici. Nella maggior parte dei casi le loro persone di riferimento agiscono in questo modo perché sono stressate o hanno problemi esistenziali o psicologici. I minori si sentono impotenti, entrano in un conflitto di lealtà e non parlano della loro situazione di bisogno. È per questo motivo che abbiamo lanciato il progetto CliqCliq, i bambini aiutano i bambini (www.cliqcliq.ch). Attraverso racconti e speciali festival di narrazione condotti da adolescenti, ai bambini viene data la possibilità di esprimersi sulle loro esperienze e preoccupazioni. Senza venir meno al senso di lealtà che nutrono nei confronti della famiglia, possono essere aiutati affinché non siano lasciati soli con le loro esperienze.
Prof. dott. Allan Guggenbühl
psicoterapeuta e autore, direttore dell’Institut für Konfliktmanagement
Questa rubrica è dedicata ai punti di vista di diverse personalità svizzere, quindi ho pensato di proporre alcuni pensieri dei miei figli, che al momento sono le personalità che più di altre mi stanno a cuore. ‹Papà, quando andiamo di nuovo in vacanza?›: una frase di per sé banale, che però per mia figlia è particolarmente importante. Perché tiene tanto alle vacanze? Perché stiamo insieme, e insieme ridiamo, giochiamo e ci scateniamo. Per i bambini la cosa più bella è trascorrere spensieratamente del tempo con i genitori. E anche se il mio lavoro è impegnativo e, a volte, il ruolo di genitori lo è ancora di più, cerco sempre di ascoltare i miei figli. Ma non solo le loro parole, anche il loro cuore.
Lorenz Clormann
padre di due bambini e creative director presso l’agenzia pubblicitaria Jung von Matt/Limmat
I bambini scrivono il futuro. I genitori e altre persone di riferimento danno loro le radici e il loro amore, le loro attenzioni, la loro protezione, sicurezza e affidabilità, il loro sostegno e accompagnamento rappresentano il terreno fertile che permette ai bambini di crescere sani e di sviluppare il loro potenziale. La violenza getta un’ombra su questo processo e lo distrugge. Ma come possono i bambini creare in futuro un mondo bello e pacifico se non sanno che cosa è, se non si sono sentiti importanti per le persone a loro più vicine, amati e apprezzati? Per offrire ai bambini un contesto di sviluppo favorevole bisogna essere equilibrati e avere le risorse necessarie. È da qui che si deve partire. Occorre aiutare le famiglie a essere più forti, agire preventivamente e sostenere i genitori in difficoltà, quindi a livello di risorse finanziarie, di risorse di tempo, di qualità della vita di coppia, di competenze educative o di benessere psicologico. Dobbiamo aiutare i genitori a trovare alternative all’aggressione e alla violenza migliorando le loro risorse.
Prof. dr. Guy Bodenmann
psicologo, ricercatore di coppia e di famiglia, ideatore di un programma di promozione della salute per coppie (Paarlife)
Sì, ricorrendo alla violenza con i bambini, gli adulti minano gravemente il senso di sicurezza dei piccoli, la loro autostima, ma anche il loro sviluppo, con conseguenze che vanno oltre l’infanzia. Ma come possiamo garantire il benessere di un bambino e quando, in relazione agli aspetti sociali e culturali della violenza, i genitori superano i limiti? Anche qui in Europa esistono aspetti culturali e sociali della violenza. Ovviamente se il corpo di un bambino differisce a livello cromosomico, ormonale e/o genitale dalla norma tradizionale di genere, allora i genitori sono confrontati con una vera e propria sfida. Ma qui in Svizzera non dobbiamo lottare anche contro gli interventi che cambiano il genere, proprio come abbiamo fatto vietando le mutilazioni genitali femminili? Questi atti irreversibili che minano l’integrità del minore ostacolano il suo sviluppo e pregiudicano il suo benessere ben oltre l’infanzia e seguono la logica delle mutilazioni genitali femminili. Ecco perché anche questa forma di violenza, basata su stereotipi tradizionali o culturali, è intollerabile, poiché esistono soluzioni non violente.
Mirjam Werlen
esperta giuridica nel campo della protezione dell’infanzia, membro di InterAction Suisse, un’associazione per persone intersex che sostiene anche i genitori
Come consigliere nazionale ho il dovere di occuparmi di regole e metodi di approccio, nonché di confrontarmi con rispetto con idee diverse. In questi casi non infliggo dolore fisico o psicologico al mio interlocutore se la sua idea mi infastidisce. Ciò che vale in politica vale a maggior ragione in famiglia. Definire delle regole ed osservarle è importante anche nell'educazione e nel mondo con cui trattiamo un bambino che dev’essere sempre improntato al rispetto. Per questo motivo la campagna di Protezione dell'infanzia in Svizzera mi parla dal cuore: ‹Idee forti – c'è sempre un'alternativa alla violenza›.
Fabio Regazzi
Consigliere nazionale del Partito popolare democratico, membro della commissione politica della Fondazione svizzera per la Protezione dell’infanzia
Tutti i giorni, con i bambini, vivo situazioni che mi portano a confrontarmi con i miei limiti. Non succede solo a casa, dove a volte i nostri tre figli si scatenano come cuccioli di cane sovraeccitati senza mai stancarsi, ma anche nel mio lavoro. Come dottoressa Sogni ho il compito gratificante di offrire ai bambini degenti in ospedale e alle loro famiglie alcuni momenti colorati, magici e a volte anche folli che spezzano la quotidianità strutturata di questi luoghi di cura. Questo lavoro e l’essere madre mi danno molte soddisfazioni e gioie, ma richiedono anche molta forza ed energia. La mia strategia di sopravvivenza si chiama umorismo, sia in ambito professionale che privato. Ciò in cui noi genitori investiamo rappresenta la base di un’infanzia sana. Nei momenti di difficoltà può essere utile immaginarsi sulle montagne russe, quindi di doversi allacciare le cinture di sicurezza e appoggiare al sedile, perché si parte, che lo si voglia o meno! Questo approccio aiuta anche i bambini: affrontiamo insieme la situazione, succeda quel che succeda. E presto o tardi riusciremo a riderci sopra.
Nina Wägli
madre di tre ragazzi di 7, 5 e 4 anni, attrice e animatrice socio-culturale diplomata, nonché «dottoressa Sogni» per la Fondazione Theodora
Accompagnare i bambini nella loro crescita dà molta gioia, ma è anche una delle più grandi sfide che la vita ci presenta. Lo so per esperienza personale poiché madre di tre figlie. Nei corsi per genitori «Starke Eltern - Starke Kinder®» (Genitori forti - bambini forti), di cui sono responsabile regionale, i genitori scoprono come possono reagire in situazioni di crisi, come instaurare un rapporto positivo e come affrontare in modo più sereno e con più gioia la vita quotidiana. I genitori che frequentano questi corsi apprezzano molto quando racconto loro alcuni aneddoti personali e si sentono sollevati dal fatto che tutti i genitori si pongono domande simili alle loro. In cambio, io stessa traggo regolarmente degli insegnamenti dai partecipanti ai corsi, che mi risultano utili per la mia vita quotidiana. Purtroppo, l’idea che una sculacciata o uno schiaffo non abbiano mai fatto male a un bambino è ancora molto diffusa nella società e nella mente di parecchie persone. Per me, quindi, il lavoro nei corsi è molto importante e spero di riuscire a spiegare ai genitori come comportarsi nelle situazioni difficili, perché c’è sempre un’alternativa alla violenza.
Claudia Bischofberger
madre di tre figlie e docente certificata per i corsi Genitori forti – bambini forti (Starke Eltern – Starke Kinder®)
Ogni volta che sento affermazioni del tipo ‹uno schiaffo non ha mai fatto male a nessuno› sono stupito e scioccato, perché uno schiaffo fa male. Il compito più importante di noi genitori è offrire ai nostri figli un rapporto sicuro. Niente prepara al meglio un bambino al suo futuro di genitori in grado di trasmettergli i seguenti messaggi: ‹Ti vedo, ci sono per te, ti accetto così come sei, mi piace passare del tempo con te, sei il benvenuto nella mia vita.› La violenza fisica e psicologica distrugge questo legame. I bambini che hanno paura dei loro genitori sono costantemente all’erta. Se vogliamo che i nostri figli diventino adulti che si sentono liberi e sani, dobbiamo trovare il modo di affrontare la quotidianità educativa senza ricorrere alla violenza, alle imposizioni e al volere del più forte.
Fabian Grolimund
psicologo, autore, responsabile della Akademie für Lerncoaching di Zurigo e padre di due bambini
Quando parliamo di educazione non violenta non dobbiamo pensare esclusivamente alla violenza fisica. Anche la violenza psicologica, con i suoi meccanismi, viene infatti ancora utilizzata, spesso inconsciamente, nell’educazione tradizionale. Pertanto mi preme rendere attenti i genitori sui metodi distruttivi, a volte influenzati anche dai media e dalla pressione sociale. Se durante la loro infanzia, i genitori hanno avuto persone di riferimento che ricorrevano alla violenza psicologica e fisica, credendola una misura educativa efficace, con i propri figli faticano a trovare metodi alternativi per affrontare le situazioni di conflitto e si sentono pertanto impotenti. Le esperienze dolorose e i sentimenti provati in passato possono tradursi in atti di violenza non intenzionali sui loro figli scatenati dal comportamento dei bambini. Molte situazioni conflittuali e stressanti della quotidianità educativa possono essere evitate se prendiamo coscienza del nostro passato. Se riusciamo a capire quello che abbiamo vissuto e a imparare una ‹nuova› strategia per tenere a bada le nostre emozioni, possiamo rompere il circolo vizioso che altrimenti continuerebbe a tramandarsi di generazione in generazione.
Lisa Werthmüller
consulente psicologica dipl. e coach genitori-bambino, madre di una figlia adulta
I bambini sono curiosi. Vogliono capire il mondo e partecipare alla vita. Attraverso la violenza fisica e psicologica i bambini si fanno una concezione brutta del mondo. La violenza impedisce loro di essere parte integrante della società. Per questo motivo non possiamo mai smettere di parlare di violenza in ambito educativo, in famiglia e nella società nel suo complesso. I bambini non possono difendersi da soli, hanno bisogno di protezione e di sostegno. Sempre, senza se o ma. Dopo tutto, i bambini sono la base della società di domani.
Viola Amherd
Consigliera federale, già membro del Consiglio di fondazione di Protezione dell’infanzia Svizzera
Si fa presto a dire parole sagge e noi tutti siamo madri e padri forti. Nella quotidianità educativa, però, a tutti capita di sentirsi tutt’altro che saggi e forti e di confrontarsi con i propri limiti. Riconoscere questi limiti è tuttavia un segno di saggezza e di forza, e sapere di non essere gli unici in questa situazione infonde coraggio. È proprio a questo che serve la campagna di sensibilizzazione di Protezione dell’infanzia Svizzera: parlare apertamente dell’argomento e far capire che c’è sempre un’alternativa alla violenza. Come presidente dell’Associazione svizzera per la consulenza genitori bambini faccio il possibile affinché i genitori si sentano sostenuti in maniera efficace e adeguata in ambito educativo. Tuttavia, anche la politica è chiamata a promuovere l’educazione non violenta. Le parole sagge non bastano: oltre alle offerte di sostegno per i genitori, ci vogliono anche risposte politiche. Lo dobbiamo ai bambini.
Flavia Wasserfallen
consigliera nazionale, presidente dell’Associazione svizzera per la consulenza genitori bambini (ASCGB), madre di tre bambini
Nella loro quotidianità educativa i genitori sono confrontati con varie sfide, che a volte non riescono a gestire. Così a volte superano determinati limiti, poi si pentono e stanno male. La violenza distrugge sempre qualcosa nel rapporto genitori-figli e lascia il segno. Parliamo di violenza. Ricorrere alla violenza non è una soluzione, è piuttosto un segno di incapacità a gestire determinate situazioni. Parliamone apertamente e troviamo il coraggio di scambiarci le nostre esperienze. Nei confronti dei genitori non servono parole di biasimo. I genitori hanno bisogno di metodi concreti e non violenti per interagire con i propri figli. I genitori dovrebbero capire come gestire le loro emozioni. Dovrebbero trovare il modo di sfogare la rabbia e l’aggressività, senza buttarla addosso ai loro figli. I genitori dovrebbero farsi aiutare quanto prima per far propri comportamenti alternativi non violenti e utilizzarli poi nell’ambito del loro compito educativo. Nel mio ruolo di animatrice dei corsi per genitori Genitori forti – bambini forti® affronto questi e altri temi nei workshop e nei corsi stessi. Ogni volta anch’io traggo degli insegnamenti che mi aiutano a gestire il rapporto con i miei figli.
Patrizia Luger
formatrice di adulti APF, educatrice della prima infanzia, madre di tre figli, animatrice certificata dei corsi Genitori forti – bambini forti®
Tutti i giorni, grazie ai nostri figli, capiamo che possiamo migliorarci, cosa però non sempre facile. In questo periodo con il mio primogenito mi capita di tanto in tanto di confrontarmi con i miei limiti, come reagire si rivela spesso un esercizio difficile. Quello che mi aiuta è sapere perché c’è bisogno della fase dell’autonomia. A volte faccio un bel respiro profondo ed esco dalla stanza, e questa de-escalation serve a entrambi. Altre volte invece rido, e anche questo ci aiuta. D’altro canto, lui è un po’ come il mio specchio e mi mostra le responsabilità che abbiamo come genitori affinché i nostri figli diventino persone sane e forti. Proprio come una verdura nell’orto: a volte soffia il vento e piove, tuttavia la pianta ha bisogno del vento e dell’acqua per crescere bene quando splende il sole.
Moana Werschler
blogger di www.missbroccoli.com, blog per mamme sull’alimentazione per bambini, esperta di verdure e diplomata in scienze della comunicazione, madre di due bambini di 5 mesi e di 3 anni e mezzo
La violenza pregiudica lo sviluppo del bambino a vari livelli. La ricerca ha dimostrato che le esperienze di violenza subite in tenera età possono ripercuotersi sullo sviluppo del cervello. I cambiamenti neuronali nel cervello di un bambino possono a loro volta incidere negativamente sul suo sviluppo emotivo e sociale e sul suo raziocinio. Le conseguenze della violenza subita durante l’infanzia sono gravi e profonde, pertanto è fondamentale evitare le pratiche educative violente. In questo modo si garantisce uno sviluppo sano al bambino e si promuove un futuro non violento.
Dott. Niahm Oeri
Post Doc presso il Dipartimento di psicologia dello sviluppo dell’Università di Berna
‹Una volta era più semplice educare i bambini perché obbedivano.› Di tanto in tanto sento questa frase e ammetto di condividerla. Tuttavia, i bambini non obbedivano perché rispettavano di più gli adulti, ma perché avevano paura della violenza fisica e psicologica loro inferta dagli educatori. Se un rapporto è basato sulla paura, sulla vergogna e sul senso di colpa, a risentirne è lo stato psicologico del bambino, che non sarà sano e stabile. Oggigiorno, l’educazione all’interno delle famiglie e delle istituzioni dovrebbe avere come obiettivo il rispetto dell’individualità dei bambini fin dalla più tenera età. Solo in questo modo i bambini possono diventare giovani adulti che godranno di buona salute mentale e psicologica e che avranno acquisito competenze psicosociali. Non è proprio di queste persone che la nostra società ha urgentemente bisogno?
Caroline Märki
fondatrice e responsabile di familylab.ch e consulente familiare secondo il metodo di Jesper Juul
In Svizzera i bambini non vengono protetti sufficientemente. L’ho potuto vedere nel corso della mia attività professionale. Purtroppo quanto ho osservato di persona è confermato anche dall’elevato numero di abusi fisici e psicologici nei confronti dei minori. L’esperienza di altri paesi dimostra che l’elevato numero di casi può essere ridotto con due misure, ossia organizzando campagne di sensibilizzazione e dotandosi di una chiara base legale. Attualmente, nel nostro paese, entrambe le misure vengono portate avanti: da un lato, Protezione dell’infanzia Svizzera con la sua campagna di sensibilizzazione rivolta all’opinione pubblica e, dall’altro, io, che con i miei colleghi di partito e altri parlamentari ho presentato un intervento parlamentare per ancorare nella legge il diritto a un’educazione non violenta. I politici hanno ora la responsabilità di elaborare una base legale chiara. È giunto il momento di dibattere su questo tema.
Géraldine Marchand-Balet
madre di due figli maggiorenni, consigliera nazionale del PPD
È più che mai risaputo che la violenza provoca danni ai bambini. C’è SEMPRE un’alternativa alla violenza!
Monika Fellenberg
docente all’Istituto per l’integrazione e la partecipazione presso il Dipartimento Lavoro sociale della Hochschule für Soziale Arbeit FHNW, e membro del Consiglio di fondazione di Protezione dell’infanzia Svizzera
In realtà, sarebbe così semplice: non fare a un bambino quello che non vorresti fosse fatto a te. Purtroppo, questo approccio non fa parte del Common Sense. La nostra società è ancora troppo contraddistinta dall’obbedienza cieca ed essere genitori è un compito estremamente impegnativo. Ma siamo onesti: personalmente, come madre, mi confronto tutti i giorni con i miei limiti. Ed è proprio per questo motivo che servono sostegno e risorse per i genitori, nonché campagne, voci e idee a favore di una vita familiare non violenta, in cui figli e genitori siano alla pari.
Ellen Girod
giornalista freelance, madre di due bambine di 2 e 4 anni e fondatrice di Chezmamapoule.com, la rivista web per un mondo a misura di bambini
L’espressione ‹Nella buona e nella cattiva sorte› vale anche per l’educazione dei figli. E sono proprio i momenti difficili quelli che lasciano il segno. Spetta a noi trattare sempre in modo rispettoso i nostri figli, anche se a volte le cose non vanno come vorremmo. Io la vedo così: se sto bene, affronto le situazioni difficili in modo completamente diverso. Se sono più rilassata e calma, vivo la giornata in maniera più tranquilla, il che produce i suoi effetti, tanto che le dinamiche finiscono per essere completamente diverse. Prima di tutto, quindi, dobbiamo partire da noi genitori e fare in modo di essere equilibrati per non farci risucchiare dal vortice degli impegni e delle responsabilità familiari. Fare un respiro profondo non basta; solo chi si prende cura di sé, e conosce il significato di ‹amor proprio›, ha la forza necessaria per esserci sempre per gli altri. ‹If mommy ain’t happy, ain’t nobody happy›, quindi se la mamma non è felice, nessuno lo è. La violenza è sempre segno di impotenza e debolezza. Chi sta bene con se stesso interagisce in modo completamente diverso con gli altri.
Nadja Zimmermann
imprenditrice, autrice di libri e blogger, madre di due figlie di 12 e 7 anni
Ricorrere alla violenza verbale e fisica è segno di impotenza. Noi adulti dobbiamo gestire diversamente le nostre debolezze perché la violenza pregiudica lo sviluppo dei nostri figli. Ammettere di avere dei punti deboli e di sentirsi sotto pressione, e farsi aiutare, è quindi una premessa importante per uno stile educativo non violento. Ma oltre a ciò è fondamentale che ci siano servizi di aiuto a bassa soglia facilmente accessibili.
Prof. dott. Martin Hafen
docente e specialista in prevenzione presso la Scuola universitaria professionale di Lucerna, dipartimento Lavoro sociale
Vi sono diversi modi per educare un bambino o un figlio. Sono madre di tre bambini e so che con ogni bambino, in ogni fase della vita e in parecchi momenti straordinari dobbiamo dare prova di flessibilità. Ricorrendo alla violenza, questa flessibilità viene bruscamente bloccata, ma con la violenza non si risolvono mai i conflitti. La violenza fa male ai bambini. La società e la politica devono finalmente decidere che protezione concedere ai nostri figli. Secondo me e i miei valori, la miglior protezione possibile.
Christine Bulliard-Marbach
Consigliera nazionale del PPD, presidente della Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura (CSEC) del Consiglio nazionale, madre di tre bambini
Il cabarettista e attore teatrale Karl Valentin diceva: ‹Non c’è bisogno di educare i figli, perché comunque ci imitano.› Proprio secondo questa massima, cerco di essere un buon esempio per i miei figli. Sono convinto che sia tutto quello che posso fare per accompagnarli nella loro vita e per continuare a essere un punto di riferimento per loro. Per farlo, metto a loro disposizione il mio tempo, che è il bene più prezioso che ho e che posso offrire ai miei figli. Nel mio ruolo di padre, la costante del gioco è essere paziente, attento ai bisogni di ognuno dei miei figli e ripetermi spessissimo. In maniera per nulla spettacolare e solo per me, tanto i bambini mi osservano.
Christian Lüber
padre di tre bambini, autore di musica per bambini e ideatore di Hilfssheriff Tom (l’aiuto sceriffo Tom), la prima band country svizzera per bambini
Ogni bambino ha diritto a un’educazione non violenta e questo diritto deve essere alla base dell’operato di ogni figura educativa, sia in casa che nelle strutture di accoglienza dell’infanzia. Sono presidente di Kibesuisse e l’educazione non violenta mi sta particolarmente a cuore.
Rosmarie Quadranti-Stahel
consigliera nazionale del PBD, madre di tre figli adulti
Se ripenso alla mia infanzia, ricordo il calore. La violenza, invece, non c’è mai stata, né verbale, né fisica. Ho così avuto lo spazio necessario per crescere e ora ho la forza per trasmettere a mia volta calore ai miei figli e ai bambini in genere. Le persone vittime di violenza durante la loro infanzia che riescono a non riversare quella violenza sulla generazione successiva dimostrano di essere particolarmente forti, molto più di quanto abbia mai dovuto essere io. Protezione dell’infanzia Svizzera può aiutare a dare l’impulso necessario, la sicurezza necessaria.
Lorenz Pauli
autore di libri per l’infanzia, padre di due adolescenti
Insegno karate a bambini con diversi background culturali: un aspetto che apprezzo molto del mio lavoro. Ho l’impressione che non tutti vengano a lezione di loro spontanea volontà; credo che alcuni siano obbligati a farlo per motivi educativi e questo mi motiva ad approcciarmi a loro con molto rispetto. Questo rispetto, però, non deve dipendere dalle loro prestazioni, questi bambini meritano di essere apprezzati e rispettati semplicemente perché ‹esistono› e non perché praticano questa disciplina. I bambini mostrano in maniera molto diretta le loro emozioni e ogni volta che vedo la gioia nei loro occhi mi sento bene. All’inizio e alla fine della lezione saluto tutti i bambini con lo stesso rispetto e durante l’allenamento cerco di interagire con ciascuno di loro. Gli insegnanti hanno una responsabilità particolare: mostrare stima per i loro allievi indipendentemente dal loro rendimento.
Alexander Meier
monitore G+S di karate
Ricorrere alla violenza fisica o psicologica come strumento educativo non favorisce uno sviluppo sano dei bambini. Per diventare membri autonomi della nostra società, i bambini hanno bisogno di essere accompagnati con amore, di poter contare su relazioni solide e seguire buoni esempi. I bambini imparano dai modelli – positivi o negativi – che hanno davanti. Facciamo attenzione.
Susanna Valentin
madre di tre figli di 6, 4 e 2 anni, pedagogista curativa clinica e sociale, responsabile dei corsi Starke Eltern, starke Kinder® e giornalista freelance
Noi genitori abbiamo il compito di preparare i nostri figli ad affrontare la vita e di accompagnarli in questo percorso. Ovviamente abbiamo anche il compito di educarli. Tutti però sappiamo che le cose non vanno sempre come vorremmo. Molti dicono che niente è giusto o sbagliato, ma io non la penso così: la violenza è sempre sbagliata. Gli adulti sono più forti dei bambini e possono esercitare il loro potere su di loro, ma questa dimostrazione di forza è inammissibile. La violenza perpetrata tra le mura domestiche lascia ferite psicologiche e mentali permanenti. Nessuno è perfetto, ma noi genitori non dovremmo mai dimenticare che possiamo imparare molto dai nostri figli. Sta a noi riflettere, essere pazienti (anche con noi stessi) e imparare dai nostri errori. Giorno dopo giorno, passo dopo passo, insieme ai nostri figli. Solo così possiamo essere un modello sano per loro e possiamo crescerli e farne adulti sani, che a loro volta potranno plasmare il nostro futuro.
Racha Fajjari
imprenditrice e fondatrice di Mamalicious, la più grande community per le mamme della Svizzera, e madre di un bambino di 8 anni
I bambini sono particolarmente sensibili. Sin da piccoli, i miei figli si accorgevano se non stavo bene e si preoccupavano per me. Questa fiducia è preziosissima e non ne possiamo abusare. La violenza è la più potente forza distruttiva. Anche se non sono una pedagogista diplomata e sebbene le esperienze che ho vissuto mi abbiano provocato moltissima rabbia, ai miei figli dico sempre che con la violenza non si risolve nulla. La resistenza non violenta è di gran lunga meglio, e questo vale sia per i bambini che per gli adulti.
Jolanda Spiess-Hegglin
attivista nei social network e direttrice di #NetzCourage
Che lo si voglia o meno, per i nostri figli noi genitori fungiamo da esempio, è da noi che imparano in modo consapevole e inconsapevole a esprimere le loro emozioni, a reagire e a comportarsi in determinati modi. I bambini ci osservano e ci imitano. Se nelle situazioni un po’ difficili siamo abituati a reagire ricorrendo alla violenza psicologica o fisica, i nostri figli impareranno a comportarsi anche loro in questo modo. Ognuno dovrebbe poter scegliere se, nell’ambito del proprio compito educativo, essere tendenzialmente coerente o permissivo. Ma questo non vale per l’affetto: l’amore e la sicurezza stanno alla base di ogni stile educativo. I genitori devono parlare e lodare amorevolmente i figli e, in modo altrettanto amorevole, riprenderli e fissare dei limiti, in altre parole educarli con amore.
Fiorina Springhetti
ideatrice del sito www.mamalltag.ch, consulente alimentare olistica e futura naturopata, madre di due bambine di 4 e 5 anni
In questo mondo frenetico, in cui dai genitori ci si aspetta che riescano a conciliare famiglia e carriera, e nel contempo a soddisfare i propri bisogni come se niente fosse, mi sta particolarmente a cuore affrontare il tema dell’educazione violenta. Spesso i genitori sono sotto pressione e cercano di arrabattarsi come meglio possono e di salvare le apparenze, e non si fanno aiutare. A soffrirne sono i bambini. Vi sono diverse forme di violenza e di trascuratezza. I bambini meritano di crescere in un ambiente che dia loro sicurezza e amore. Solo così diventeranno giovani e adulti responsabili.
Slavia Karlen
blogger del sito womentalk.ch, madre di un ragazzo di 12 anni
‹La violenza non aiuta una pianta a crescere, tutt’al più le strappa le radici.› Parliamo di tutto quello che succede nel segreto delle famiglie e sosteniamo sia i genitori che i bambini. Protezione dell’infanzia Svizzera si dà da fare e lancia un segnale forte!
Fleur Jaccard
responsabile del settore Attività sociali presso la fondazione Christoph Merian e persona attiva in favore dei minori
Spesso i bambini ci spingono al limite della sopportazione. È quello che mi succede regolarmente con i miei figli quando hanno le crisi di rabbia alla cassa del supermercato, si rifiutano di fare ordine o sembra facciano apposta a baloccarsi mentre li porto al nido dell’infanzia. Reagire in maniera corretta in queste situazioni è una vera e propria sfida. Nel contempo, però, i nostri figli sono completamente in balia di noi adulti: non possono chiamare un caro amico o ribellarsi, e quando sono vittime di violenza da parte dei genitori non sanno che quello che stanno vivendo non è ammissibile. Per questo motivo i bambini hanno bisogno del nostro sostegno e della nostra attenzione.
Nils Althaus
cabarettista, musicista e attore, padre di due bambini di 4 anni e di un anno e mezzo
A volte dimentichiamo che i bambini non nascono già grandi e che siamo stati tutti bambini. Vedere le cose da un’altra prospettiva fa bene a tutti. Ci aiuta a interagire con i bambini da pari a pari e a capirli meglio. Per me le prove di forza e la violenza sono inaccettabili. Ad ogni modo essere madre è uno dei compiti più impegnativi con cui mi sia mai confrontata. Essere genitori è la cosa più bella al mondo, ma nel contempo la più difficile. Lavorare su se stessi, riflettere, porsi degli obiettivi come famiglia e cercare di realizzarli: un impegno che viene comunque ripagato.
Olivia Abegglen
blogger del sito fraueleintiger.ch e madre di due bambini di 3 e 1 anno
Da bambina prendevo degli schiaffi senza una ragione apparente e mi rendo conto di soffrirne tutt’oggi che ho passato i cinquant’anni. Per questo motivo sostengo la campagna di Protezione dell’infanzia Svizzera per evitare che si minimizzi il fatto che i genitori picchino i figli. Con i miei figli non mi è mai scappata una sberla e sono felice che loro non abbiano dovuto subire il mio stesso trauma. È un contributo piccolo ma importante per un mondo migliore, che dà maggiori possibilità di stare bene psicologicamente in tutte le fasi della vita.
Testimonianza anonima
Ogni forma di violenza rende molto insicuro un bambino e mina la fiducia che ha in se stesso e nel mondo circostante. I bambini che, oltre ad avere persone di riferimento che prendono sul serio i loro bisogni, possono anche esprimere le loro opinioni, quindi se necessario dire di no, sviluppano una personalità che permette loro di affrontare la vita con maggiore autodeterminazione. Dando sin dall’inizio il diritto ai propri figli di partecipare alle decisioni che li riguardano, i genitori contribuiscono in maniera determinante a proteggerli dalla violenza. Tuttavia può succedere che i genitori arrivino ai loro limiti. Per questo motivo la Consulenza per genitori di Pro Juventute è a loro disposizione 24 ore su 24, 365 giorni all’anno (telefonicamente allo 058 261 61 61 o online al seguente indirizzo consulenza-per-genitori.projuventute.ch).
Katja Wiesendanger
direttrice della fondazione Pro Juventute
La fiducia è come un foglio: una volta piegato, i segni resteranno sempre visibili. Ricorrendo alla violenza con i bambini, gli adulti minano gravemente il senso di sicurezza dei piccoli. Per un bambino perdere fiducia negli adulti è molto pericoloso. Sono un papà giovane e ciò che più mi preme è poter dare a mio figlio sicurezza e senso di protezione. Il senso di fiducia che gli posso dare è anche la più grande dimostrazione del mio amore.
Christian Glauser
capo di un Servizio dell’energia cantonale e padre di un bambino di un anno
Per me è importante poter contare su una struttura e su determinate regole, sono contraria al “lasciar correre”. Secondo me bisogna remare tutti nella stessa direzione e fare un lavoro di gruppo, indipendentemente che i genitori vivano insieme o siano separati. Solo così è possibile dare ai bambini la stabilità necessaria e orari ben definiti che scandiscono la loro giornata, in modo che provino un senso di sicurezza. Oltre a ciò, una buona educazione non può prescindere dal rispetto e dalle buone maniere: nella nostra famiglia, per esempio, ci si saluta sempre e ci si augura buona notte. Conciliare famiglia, lavoro e studi non è facile e presuppone che tutti i membri della famiglia facciano la loro parte. Ma questo è possibile solo con una struttura, un’organizzazione e il rispetto delle buone maniere.
Marie-Eve Marville
Performance Manager e madre di un bambino di 7 anni
La violenza nei confronti dei minori ci riguarda tutti! Ho due figli adolescenti e so quanto i genitori abbiano bisogno di sostegno per educare i propri figli senza ricorrere alla violenza, quindi rispettando la dignità di tutti, quella dei figli e la loro. A nessuno piace la violenza. In una società evoluta, che riconosce i diritti dell’infanzia, non c’è spazio per la violenza. Abbiamo bisogno di modelli positivi di genitorialità e di soluzioni molto concrete, come quelle proposte dalla campagna di Protezione dell’infanzia Svizzera.
Paola Riva Gapany
madre di due adolescenti di 12 e 13 anni e mezzo, direttrice dell’Institut international des Droits de l’Enfant di Sion e membro della Fondazione Protezione dell’infanzia Svizzera
In quasi tutti gli ambiti della vita la sicurezza emotiva è importante per avere successo. Una delle chiavi più importanti per conquistarla è avere rapporti improntati alla fiducia in famiglia. Questi rapporti non si instaurano né con la violenza fisica né con quella psicologica, perché non insegnano nulla di buono ai nostri figli!
Prof. dr. Dominik Schöbi
università di Friborgo, psicologo e padre di tre figli tra i 6 e i 13 anni
Siamo responsabili delle nostre reazioni. Siamo tutti il frutto dell’educazione dei nostri genitori. Anche loro hanno fatto del loro meglio. Ora siamo noi – consapevolmente o inconsapevolmente – ad avere questa responsabilità, e possiamo scegliere liberamente che valori trasmettere ai nostri figli. Mettendo in discussione il nostro comportamento, possiamo crescere ulteriormente e iniziare un lavoro meraviglioso, quello sulle relazioni che abbiamo con i nostri figli, la nostra partner e noi stessi. Ne vale davvero la pena! Abbiamo sempre la possibilità di optare per una soluzione pacifica e possiamo cambiare solo noi stessi. Alcune situazioni si creano indipendentemente da noi, le interpretiamo e siamo responsabili delle nostre reazioni.
Patrick Linner
grafic designer
Come madre sola e attiva professionalmente, che ha cresciuto due figlie ormai adulte, il tema dell’educazione mi sta particolarmente a cuore. Anche a me è capitato spesso di confrontarmi con i miei limiti e conosco fin troppo bene le sfide che i genitori devono affrontare giorno dopo giorno. Nei momenti di difficoltà mi ha aiutata fare movimento: uscivo all’aria aperta da sola o con le mie figlie e generalmente le mie frustrazioni svanivano molto in fretta. Il movimento riduce lo stress e cambiare aria aiuta a ritrovare la calma.
Yvonne Feri
consigliera nazionale e presidente del Consiglio di fondazione di Protezione dell’infanzia Svizzera
Il mio sogno è che sempre più persone capiscano che la violenza è uno strumento educativo assolutamente inadeguato, perché i bambini hanno innanzi tutto bisogno di cure, di relazioni stabili e affidabili, e di modelli positivi.
Dr. med. Markus Wopmann
Primario della clinica pediatrica dell’ospedale cantonale di Baden
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