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I diritti dei bambini non sono negoziabili: le organizzazioni per l'infanzia e la gioventù si impegnano a favore del «no» all'iniziativa dei 10 milioni

Il 14 giugno 2026 l’elettorato svizzero voterà sull’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!». Un’alleanza invita a respingerla, avvertendo che mette a rischio i diritti dei bambini, soprattutto in ambito migratorio e d’asilo, e potrebbe compromettere la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

Il 14 giugno 2026 l’elettorato svizzero voterà sull’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni!». Un’alleanza di organizzazioni per l’infanzia e la gioventù, insieme ad altre organizzazioni non governative, invita a respingere l’iniziativa: essa mette a rischio la tutela dei diritti di tutti i bambini e gli adolescenti in Svizzera. Essa comporta concrete violazioni dei diritti dei bambini in materia di migrazione e asilo e apre al contempo la strada alla denuncia della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC), con gravi conseguenze per la vita quotidiana di tutti i bambini e i gio-vani in Svizzera.

L’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni!» chiede che la popolazione residente permanente in Svizzera non superi i dieci milioni di persone entro il 2050. Se la soglia dei 9,5 milioni venisse raggiunta già prima del 2050, il Consiglio federale e il Parlamento sarebbero tenuti ad adottare misure vincolanti per impedire un’ulteriore crescita demografica. Il testo dell'iniziativa menziona espressamente restrizioni in materia di asilo, ricongiungimento familiare e diritti di soggiorno, domicilio e naturalizzazione, violando così diritti fondamentali dei bambini.

Se la popolazione supera la soglia dei dieci milioni, l’iniziativa richiede inoltre la rinegoziazione o la denuncia dei cosiddetti «accordi internazionali che favoriscono la crescita demografica». Secondo il rapporto del Consiglio federale, ciò includerebbe anche i trattati sui diritti umani. Anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ne sarebbe interessata. Secondo il Consiglio federale, l'approvazione dell'iniziativa potrebbe portare alla denuncia della Convenzione sui diritti dell'infanzia, con gravi ripercussioni sui diritti dei bambini in Svizzera.

I bambini vengono separati dai loro genitori

Le restrizioni al ricongiungimento familiare separerebbero i bambini dai loro genitori o li lascerebbero in condizioni di precarietà. L'inasprimento delle norme in materia di asilo mette a rischio il benessere dei minori nelle decisioni di espulsione e la mancanza di diritti di soggiorno rende difficile per i bambini trovare stabilità, integrarsi e avere prospettive a lungo termine. Circa il 40 per cento di tutte le domande di asilo in Svizzera proviene da bambini e adolescenti. Ciò dimostra la particolare rilevanza dei diritti dei bambini nel settore dell'asilo.

L’iniziativa dei 10 milioni è ben più di un dibattito sull’evoluzione demografica, come avvertono le organizzazioni firmatarie. Essa collega obiettivi demografici a diritti fondamentali e diritti umani e apre la porta a una rottura con uno dei più importanti trattati sui diritti umani del nostro tempo. I diritti dei bambini valgono per ogni bambino, indipendentemente dalla provenienza o dallo status di soggiorno. Non devono essere subordinati a soglie statistiche.

Una rottura con la tradizione svizzera in materia di diritti umani

Una denuncia della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) rappresenterebbe un pericoloso passo indietro storico. La Svizzera si ritirerebbe da uno dei principali sistemi internazionali di protezione dei bambini. La priorità accordata all’interesse superiore del bambino perderebbe un punto di riferimento fondamentale nel diritto internazionale. Verrebbero meno anche la procedura internazionale di relazione degli Stati e la procedura di ricorso individuale. Si perderebbe così un importante controllo indipendente e uno stimolo per l’ulteriore sviluppo dei diritti dei bambini.

Ma soprattutto, il segnale politico sarebbe grave: i diritti dei bambini non sarebbero più sanciti come un obbligo vincolante in materia di diritti umani, ma diventerebbero negoziabili a livello politico. Per un Paese che si considera custode della tradizione umanitaria e che ospita a Ginevra istituzioni centrali delle Nazioni Unite come il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell'infanzia, ciò comporterebbe un'enorme perdita di credibilità.

La Convenzione sui diritti dell'infanzia ha un impatto nella vita quotidiana

La Convenzione sui diritti dell’infanzia non è un documento astratto, ma agisce quotidianamente nella pratica. Obbliga le autorità e i tribunali a tenere in considerazione in via prioritaria il benessere del bambino in tutte le decisioni statali. Plasmando la giurisprudenza, influenza i processi legislativi, sancisce i diritti dell’infanzia come principio guida della politica dell’infanzia e della gioventù e funge da quadro di riferimento vincolante per l’amministrazione, le scuole e la promozione extrascolastica dell’infanzia e della gioventù. Rafforza il diritto alla famiglia, alla protezione dalla discriminazione, all’identità, all’istruzione, allo sviluppo e alla partecipazione. Assicura una protezione speciale ai bambini rifugiati. E obbliga la Svizzera a rendere regolarmente conto al Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia dell’attuazione dei diritti dei bambini.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia è uno dei trattati sui diritti umani più importanti a livello mondiale. È stata adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1989 e ha cambiato radicalmente la posizione giuridica dei bambini: da allora i bambini non sono più solo oggetti di protezione, ma soggetti di diritto a pieno titolo. La Convenzione è riconosciuta quasi universalmente ed è stata ratificata da tutti gli Stati del mondo, ad eccezione degli Stati Uniti. Il fatto che la Svizzera ne sia parte contraente dal 1997 è espressione della sua visione dei diritti umani.

Il 14 giugno 2026 si tratterà di proteggere il futuro di tutti i bambini in Svizzera: un «no» all’iniziativa dei 10 milioni sottolinea che i diritti dei bambini non sono negoziabili e che nessuna statistica demografica può avere la precedenza sulla loro protezione.

 

Organizzazioni firmatarie

Protezione dell'infanzia Svizzera, Pro Juventute, Associazione mantello svizzera animazione socioculturale infanzia e gioventù (ASAG), Osservatorio Svizzero sul dritto d'asilo e degli stranieri, Federazione Svizzera delle Associazioni Giovanili, Rete svizzera dritti del bambino, Artiset, Youvita, National Coalition Building Institute Svizzera (NCBI), family-help Verein, Netzwerk Kinderrechte im Asylbereich, Piattaforma Società civile nei centri della Confederazione per richiedenti l'asilo, SOS Villaggi dei bambini Svizzera, Avenir Social, Schlupfhuus