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Cosa fare quando un bambino racconta di violenza domestica e/o si sospetta che il bene del minore sia minacciato?

Di tanto in tanto capita che un bambino parli spontaneamente a una persona di fiducia di esperienze di violenza nel contesto domestico. Simili situazioni possono creare incertezza anche negli specialisti di provata esperienza.

Qui di seguito trovate alcune indicazioni sul comportamento da adottare e sulla procedura da seguire quando un bambino racconta spontaneamente di violenza assistita o subita e si sospetta che il bene del minore sia minacciato.

Dialogare con il bambino

  • Se all’interno di un gruppo un bambino racconta di un’aggressione violenta, fategli capire che lo prendete sul serio. Evitate però che continui il racconto all’interno del gruppo e ditegli che lo ascolterete volentieri più tardi a quattr’occhi.
  • Importante: non sottoponete il bambino a un interrogatorio, in modo da evitare di suggestionarlo. Spetta sempre a uno specialista qualificato dell’autorità inquirente (l’autorità di protezione dei minori o l’autorità penale) sentire il bambino.
  • Annotate precisamente, fedelmente e se possibile cronologicamente le parole del bambino. Se la conversazione è avvenuta in dialetto, prendete nota delle parole e delle espressioni specifiche.
  • Prendetevi consapevolmente tempo per il bambino e incoraggiatelo a raccontare ciò che lo angoscia. Non esercitate tuttavia pressione sul bambino affinché parli, ma lasciate che sia lui a decidere quando e come aprirsi.
  • Ascoltate attivamente il bambino, adottando un atteggiamento di sostegno. Prendete sul serio il bambino e i suoi sentimenti.
  • Non fate osservazioni negative sull’autore della violenza, anche se provate antipatia per questa persona. In genere, infatti, i bambini amano i genitori nonostante la violenza.
  • Trasmettete al bambino il seguente messaggio: «Non è colpa tua!».
  • Mantenete la calma e non siate precipitosi. Osservate la situazione e il comportamento del bambino. Parlate delle vostre osservazioni all’interno del team.

Comportamento in caso di potenziale minaccia per il bambino

Dovesse sussistere il timore di una minaccia al bene di un bambino, la persona ha il diritto di fare una segnalazione all'autorità di protezione dei minori (art. 314c cpv. 1 CC). La legge prevede ora che anche le persone vincolate dal segreto professionale secondo il codice penale possano avvisare l’autorità di protezione dei minori, senza doverne essere esonerate (art. 314c cpv. 2 CC).

Per ogni singolo caso dovete chiarire se siete tenuti per legge ad avvisare l'autorità di protezione dei minori (art. 314d CC ed eventuali obblighi di segnalazione cantonali). Qui trovate ulteriori informazioni sulla nuova procedura d'avviso, entrata in vigore il 1 gennaio 2019.

  • Prendete sempre sul serio le cose strane che osservate nel comportamento, nell’aspetto o nei commenti specifici o non specifici del bambino, nonché le interazioni strane tra i genitori e il bambino che potrebbero indicare una minaccia.
  • Documentate per iscritto le vostre osservazioni, gli indizi e le circostanze indicando la data. Fate una distinzione tra fatti concreti, osservazioni e interpretazioni, e non formulate diagnosi. Le cause di una stranezza possono infatti essere molteplici.
  • Discutete delle vostre osservazioni all’interno di un team (principio dei quattro occhi). Non prendete mai per contro vostro la decisione di segnalare il caso all’autorità di protezione dei minori.
  • Chiarite le procedure e le competenze all’interno della vostra istituzione (chi decide di trasmettere un avviso, chi lo firma ecc.).
  • Prima di decidere sul da farsi, approfittate delle possibilità offerte dai servizi specializzati, per esempio dai gruppi regionali di protezione dell’infanzia, dai servizi cantonali di protezione dell’infanzia o anche dall’autorità di protezione dei minori, per discutere dei casi in modo anonimo.
  • Proteggere l’infanzia è un compito che va affrontato in modo interdisciplinare e a vari livelli. In qualità di professionisti regolarmente in contatto con bambini svolgete un ruolo chiave.
  • Se considerate la possibilità di avvisare l’autorità di protezione dei minori, di norma andrebbero informati anche i genitori. Dovete derogare a tale principio se temete che l’informazione porti a un uso considerevole di violenza nei confronti del bambino o se temete per la vostra sicurezza.
  • In ogni fase è indispensabile mantenere un atteggiamento rispettoso nei confronti dei genitori. Incentrate sempre il colloquio sull’obiettivo comune: il benessere del bambino.
  • Mostrate ai genitori in cosa consiste il problema o la minaccia per il bambino e quali sono le possibili conseguenze per quest’ultimo.
  • Spetta all’autorità di protezione dei minori competente stabilire se il bene del minore sia effettivamente minacciato. A tale scopo le vostre osservazioni e indicazioni possono essere molto utili.
  • Un'eventuale segnalazione viene trasmessa all’autorità di protezione dei minori competente nel Comune di domicilio del bambino.
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