Sessione primaverile 2018: l’esclusione dei «sans papiers» minaccia il diritto dei minori all’istruzione e all’assistenza sanitaria

L’interesse del minore deve avere la priorità in tutte le decisioni che lo riguardano. È quanto chiede la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, ratificata dalla Svizzera nel 1997. La mozione 18.3005 della CSSS-N viola questo principio, dando alle misure del diritto sugli stranieri maggior peso rispetto ai diritti dei bambini all’istruzione e all’assistenza medico-sanitaria.

Protezione dell’infanzia Svizzera chiede al Consiglio nazionale di respingere la mozione per i seguenti motivi:
- la mozione intende agevolare lo scambio di dati tra i servizi statali. Per le scuole ciò significa che in futuro dovrebbero segnalare all’ufficio controllo abitanti gli allievi privi di documenti. Di conseguenza, i genitori privi di documenti non manderebbero più a scuola i loro figli per paura di essere scoperti. La mozione mette quindi a repentaglio il diritto all’istruzione, che in Svizzera è garantito a tutti i bambini dalla Costituzione federale (art. 11, 19 e 62), dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (art. 2 e 28) e dal Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (art. 13).

- Il 24 ottobre 1991, la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) ha emanato delle raccomandazioni, secondo le quali il diritto all’istruzione elementare ha la priorità su tutte le altre disposizioni del diritto sugli stranieri. Da allora, i Cantoni e i Comuni si attengono sostanzialmente a queste raccomandazioni e i dati degli allievi privi di documenti non vengono trasmessi all’ufficio controllo abitanti. In caso di adozione della mozione, la Svizzera farebbe un passo indietro rispetto alle raccomandazioni della CDPE, mettendo a repentaglio il diritto fondamentale all’istruzione.

- L’esclusione delle famiglie prive di documenti dalle casse malati colpirebbe in modo particolarmente duro i bambini, minacciando il loro diritto all’assistenza medico-sanitaria di base, garantito dalla Costituzione federale (art. 11 e 41), dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (art. 2 e 21) e dal Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (art. 12). Garantire l’assistenza medico-sanitaria mediante un consultorio finanziato dallo Stato, come previsto dalla mozione, non è attuabile nella pratica. È impensabile che le famiglie prive di documenti si annuncino presso un consultorio statale a contatto con le autorità della migrazione. Per i minori ciò significherebbe non avere accesso all’assistenza medico-sanitaria. Lo stesso varrebbe anche per le donne incinte e i neonati. Con gravi conseguenze per la salute e lo sviluppo dei bambini.

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